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Servizi Google ripristinati dopo la censura cinese

Servizi Google ripristinati dopo la censura cinese

Ieri verso le 11 (ora italiana) per il Web si è nuovamente verificato uno di quei casi di censura che non possono rimanere un semplice ricordo di “un evento isolato nel novembre 2012“. Ancora una volta il Governo Cinese è tornato all’attacco del motore di ricerca di Mountain View inibendo l’accesso ai suoi servizi più utilizzati per diverse ore.

La data dell’avvenimento è singolare, proprio ieri iniziava in Cina il 18° Congresso del Partito Comunista Cinese (PCC) e la censura di Google è avvenuta pochi giorni dopo quella nei confronti del New York Times.

E’ evidente, non è una novità, che la Cina è una dei paesi più efficienti quando si parla di censura e anche uno dei paesi più suscettibili quando si parla dei loro governanti o comunque dei personaggi di spicco ben voluti dal Governo cinese. Il 26 ottobre scorso il New York Times si è visto bloccare il proprio sito per aver pubblicato informazioni sulla molto rosea situazione economica della famiglia del Primo Ministro cinese.

Quale sia la colpa di Google non è ben chiaro ma visto l’importanza del Congresso si pensa che la censura sia stata applicata per evitare che il popolo cinese potesse informarsi sui partecipanti e i candidati al Congresso. 

Un portavoce di Google durante il blocco ha dichiarato che dai controlli tecnici effettuati non vi erano down di rete o similari e quindi si è giunti alla conclusione che l’impossibilità all’accesso era causata da un Dns poisoning effettuato dallo stesso Governo cinese così da non permettere il corretto reindirizzamento dei servizi di Google.

I domini coinvolti sono stati i seguenti:

  • www.google.com – Google Search
  • mail.google.com – Gmail
  • google-analytics.com – Google Analytics
  • docs.google.com – Google Docs
  • drive.google.com – Google Drive
  • maps.google.com – Google Maps
  • play.google.com – Google Play Store

Il dns poisoning consisteva nel reindirizzare tutte le chiamate a questi siti verso l’ip coreano 59.24.3.173 che però non puntava e tutt’ora non punta a nulla. I vari tentativi di utilizzare altri Dns o similari non portavano ad alcun risultato.

Il grafico seguente preso da Google Transparency mostra (la parte evidenziata) come il traffico verso tutti i Servizi Google sia crollato all’improvviso rispetto al normale andamento quotidiano.

Quest’oggi dopo quasi 12 ore di inaccessibilità il blocco verso i servizi Google è stato ripristinato e lentamente è ritornato alla normalità.

Sono molti a domandarsi e a cercare i possibili motivi di un blocco di tale imponenza. E’ vero che c’era in atto il Congresso del Partito Comunista Cinese ma perché bloccare Google Docs, Google Drive, Google Play, Google Maps o Google Analytics? Come questi servizi possono risultare “pericolosi” per la privacy dei candidati al Congresso? Solo il motore di ricerca e il servizio di posta Gmail potevano avere una loro giustificazione, ma gli altri?

Varie testate autorevoli provano a dare spiegazioni ma l’unica che può realmente darle, la Cina, per ora ha preferito non commentare. Tra le teorie lette in giro quella che sembra prendere piede più delle altre è anche quella più scontata: è stato un errore! E’ risaputo che la Cina ha il cosiddetto “Grande Firewall” che permette di inibire con precisione militare (e tecniche poco ortodosse) qualsiasi sito o servizio Web diventi “non gradito” al Governo cinese. Probabilmente un sito andava bloccato ma chi doveva provvedere ha sbagliato la configurazione del blocco ed invece che inibire un Ip o un servizio ha inibito un Motore di Ricerca: Google!

E voi come la interpretate? Primi test di blocchi di vasta portata o un semplice errore di configurazione? Se così fosse non vorrei essere nei panni del tecnico dell’It che ha sbagliato!

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