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Riciclaggio dei like: Facebook pubblica in nome degli utenti ignari

Riciclaggio dei like: Facebook pubblica in nome degli utenti ignari
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Riciclaggio dei like: Facebook pubblica in nome degli utenti ignari

Riciclaggio dei like: Facebook pubblica in nome degli utenti ignari

Facebook, serbatoio del nostro pubblico/privato sempre più vasto, ma anche invadente e pericoloso per la costruzione di un’immagine pubblica. A renderlo ancor più insidioso vi sarebbe poi una nuova iniziativa della piattaforma, che prevede il riciclaggio dei like degli utenti per la promozione dei “post correlati” (related posts). Ma c’è di più. Gli iscritti coinvolti non hanno la facoltà di ripercorrere tutti i propri like espressi e neppure di essere consapevoli del coinvolgimento nella promozione Facebook (in cui accanto ai like vengono visualizzati contenuti correlati). Abbiamo così un’associazione, di fatto arbitraria, tra nome utente e post in evidenza.

Da oltreoceano arrivano le prime preoccupate attenzioni, tradotte subito nell’accusa di sfruttamento dell’identità degli iscritti senza il loro consenso. A rendere noto il fenomeno è lo sviluppatore Craig Condon, autore di un video inchiesta dedicato all’iniziativa del social network. Anche se non hai mai espresso apprezzamento per un certo post, è sufficiente un tuo like correlato per istituire un rapporto tra il tuo nome utente e i contenuti in evidenza. Passaggio, quest’ultimo, molto delicato e affidato in gestione autonoma a Facebook. Non solo. I tuoi amici potranno prendere visione del messaggio, mentre tu ne rimarrai completamente all’oscuro. Un riciclaggio dei like che può condurre a situazioni piuttosto imbarazzanti, o comunque non gradite all’iscritto.

Secondo Condon: “la maggior parte degli utenti non hanno idea di cosa sta succedendo. Qualunque post creato da Facebook in vostro nome vi sarà completamente invisibile, mentre verrà visualizzato nelle news feed di amici e familiari”. Sebbene in molte istanze il riciclaggio dei like può risultare innocuo, in certi casi, invece, i post implicati possono minare l’immagine della persona coinvolta. “Questo va oltre la pubblicità fatta per conto dell’utente”, sostiene Condon, “I miei amici e la mia famiglia potrebbero ritenere inappropriato il contenuto apprezzato oppure vedere un’informazione che non condivido – ciò può danneggiare le relazioni”. Lo sviluppatore si interroga su quali contenuti sconvenienti siano già stati pubblicati, senza la sua volontà, nelle bacheche degli amici.

Da un punto di vista formale dobbiamo rilevare che Facebook notifica, in effetti, la natura di “contenuto correlato”, ma agli occhi dell’utente medio l’effetto è quello di identificare l’apprezzamento dell’iscritto con il contenuto assegnato dalla piattaforma social. A dispetto della pubblicità, rispetto alla quale possiamo negare la nostra autorizzazione alla condivisione dei contenuti, nei post correlati il riciclaggio di like avviene senza alcuna richiesta di consenso, né opportunità di disattivazione. Non appare quindi un processo realizzato in buona fede da parte di Facebook, dato il ruolo, non certo secondario, giocato dai proventi derivanti la promozione dei contenuti. Possiamo davvero affidare tutto il nostro privato ai business plan dei manager FB? 

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