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Multa da 6,4 milioni per Italianshare
Multa da 6,4 milioni per Italianshare

Multa da 6,4 milioni per Italianshare

Multa da 6,4 milioni per Italianshare

Multa da 6,4 milioni per Italianshare

È la multa più ingente mai inflitta per violazione del copyright, secondo la Federazione Industria Musicale Italiana. Una sanzione da 6,4 milioni di euro. Protagonista della vicenda il portale pirata Italianshare, gestito dal 49enne napoletano conosciuto con il nick Tex Willer.

L’ammenda è il frutto di un procedimento giudiziario inaugurato nel 2011, quando la Guardia di Finanza di Agropoli ha eseguito l’arresto di “Tex Willer”, alla luce delle disposizioni del GIP della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania.

Italianshare, costante nelle ultime notizie di questi giorni, è un network consolidato che raccoglie numerosi portali con 300mila iscritti, 550mila accessi mensili e, soprattutto, 31.402 opere coperte dal diritto d’autore, ma, di fatto, condivise. Una procedura illegale. Per essere più espliciti, “offrivano ai propri utenti la possibilità di usufruire di link dai quali poter effettuare il download di un numero molto vasto di prodotti cinematografici, libri e riviste, serie TV, cartoni animati, videogiochi, software e musica, tra cui opere  musicali pre-release e videogiochi non ancora posti in commercio”.

Molte le forme assunte da questa condivisione illecita di file. Si va dallo streaming ai collegamenti P2P ai Torrent, inutile continuare con la nota cosmogonia del file sharing illegale.

Le indagini hanno poi portato alla luce altre attività economiche condotte da Tex Willer. Sempre nel 2011 erano stati ceduti al settore pubblicitario i database degli iscritti alla sua piattaforma, offrendo tutti i riferimenti immessi durante la registrazione. Operazione compiuta “senza aver preventivamente acquisito il loro consenso ed in violazione delle disposizioni previste a tutela della privacy”. Nelle tasche di Tex Willer sono andati 37mila euro, solo per la vendita dei dati utenti, a cui dovremmo aggiungere i profitti propriamente pubblicitari.

C’è di peggio. L’amministratore ha addirittura sfruttato i dati anagrafici per la creazione di documenti di identità falsi, sfruttati poi per l’attivazione di carte di credito e prepagate, impiegate per ritirare gli incassi derivanti dall’attività illecita. 

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