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L’orecchio bionico stampato in 3D

L’orecchio bionico stampato in 3D

56048_web_large_verge_medium_landscapeMolti di voi (i meno giovani) ricorderanno telefilm degli anni ’70/’80 come “L’uomo da sei milioni di dollari” e “La donna bionica” in cui persone che avevano subito gravi incidenti vedevano parti del loro corpo sostituite da congegni fantascientifici che sostituivano le funzionalità dell’organo perso. Tra questi spiccava l’orecchio bionico che permetteva di ascoltare dialoghi altrui a chilometri di distanza. Sono passati 30 anni e questa idea cinematografica è diventata realtà.

Michael McAlpine, professore assistente di Ingegneria a Princeton, ha creato un prototipo di orecchio artificiale costituito da un’antenna e cellule stampate in 3D. McAlpine ha lavorato per anni in modo da integrare l’elettronica con il corpo umano.

La procedura standard prevede la ricostruzione di un padiglione auricolare partendo da una serie di innesti di cartilagine o tessuto coltivato. Il team di McAlpine ha invece duplicato la forma dell’orecchio con una stampante 3D, innestandola su un’antenna. La struttura è stata realizzata con un idrogel in cui erano impiantate cellule di vitello, aggiungendo strati di nanoparticelle d’argento per formare un’antenna a bobina. Le cellulare sviluppate si sono trasformate in cartilagine e la fine della antenna può essere connessa ad un sistema destinato a simulare la coclea, che ci permette di sentire i suoni.

Nei test effettuati l’orecchio ha raccolto onde radio e se accoppiato con un altro orecchio artificiale ha permesso la ricezione stereo, ma le implementazioni future prevedono la raccolta dei suoni tramite sensori differenti. Il prototipo realizzato da McAlpine potrebbe teoricamente essere collegato a terminazioni nervose umane, ma questo tipo di studi prevede una serie ulteriore di test.

La speranza di McAlpine è quello di contribuire nell’avanzata della ricerca medica “bionica”, in modo da adattare gli attuali sensori e dispositivi elettronici per farli interagire con il corpo umano ed aiutare a risolvere molti problemi. “Il nostro lavoro” dice McAlpine “suggerisce un nuovo approccio per costruire e far crescere la biologia con l’elettronica sinergicamente e intrecciarle con i formati 3D.”

Fonte: The Verge

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