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Ladri di identità frodano il fisco statunitense

La vittima è all’oscuro, mentre il ladro, rubatale l’identità, chiede al fisco i rimborsi, intascandoseli. È uno tra i furti in maggiore crescita negli Stati Uniti. Si tratta di un crimine informatico fatto di false richieste di rimborsi che sottraggono all’erario statunitense, secondo quanto riportato dal New York Times, centinaia di milioni di dollari ogni anno. Tra gli stati più colpiti la Florida, in cui risiede una numerosa popolazione di persone anziane.

Non solo esperti informatici. Il settore delinquenziale è così appetibile da portare alla conversione di spacciatori e rapinatori in criminali informatici all’attacco del fisco. Frutto di pene ancora piuttosto miti. Una volta entrato in possesso dei dati anagrafici e del numero di previdenza sociale della vittima, al criminale basta richiedere, attraverso una procedura online, i rimborsi al fisco. Questi vengono spediti presso una casa sfitta o abbandonata, e la truffa è conclusa.

L’assegno o l’addebito su carta di credito, metodi usati per il rimborso, difficilmente sono tracciabili e bloccabili. Malgrado la sua deriva criminosa, la procedura è nata con lo scopo di venire incontro alle persone anziane che spesso non dispongono di un conto corrente. In Florida, durante recenti retate della polizia, sono stati sequestrati registri con dati personali e fasci di carte di dedito ottenute con la frode.

Secondo dati divulgati dall’ispettore generale del Dipartimento del Tesoro, J. Russell George, nel 2010 le richieste di rimborsi false hanno raggiunto il valore di 940.000, una fronde da 6,5 miliardi di dollari. E il trend è in aumento dal 2008. L’anno scorso sono state intercettate 1,3 milioni di false domande. Intanto gli sforzi governativi per arginare il fenomeno si intensificano.

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