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Facebook acquista Instagram: un nuovo attacco alla privacy?

Dall’ottobre del 2010, grazie alla sua semplicità ed efficienza, ha saputo conquistare 30 milioni di utenti raggiungendo, in appena due anni, il valore di 1 miliardo di dollari. Tanto è stata pagata da Facebook l’applicazione Instagram. Il celebre “Social Network Fotografico” formato mobile nasce come servizio di condivisione immagini riservato ai dispositivi Mac (iPhone, iPod e iPad). Solo dal 3 aprile presente anche nell’universo Android. Ad annunciare l’acquisizione Mark  Zuckerberg in persona dalla sua bacheca di Facebook.

Ma le polemiche non hanno tardato ad arrivare. Non a caso è stato lo stesso Zuckerberg a mettere le mani avanti per primo, assicurando che Instagram rimarrà comunque un marchio dipendente, dichiarando di volersi concentrare sulla “costruzione di Instagram sui suoi punti di forza piuttosto che cercare di integrare tutto in Facebook”. A preoccupare gli utenti le precedenti politiche sulla privacy attuate da Facebook. E nonostante i risultati record sinora registrati, sulla rete serpeggia una certa delusione che avrebbe portato già molti utenti ad abbandonare l’applicazione.

Malumori apparsi sotto forma di animosi messaggi Twitter: “Io odio Facebook e la mancanza di privacy ora devo togliere le mie foto, prima di non poterlo più fare”, oppure “Sai cosa mancava ad Instagram? Annunci e invasioni della privacy. Basta [$] 1 miliardo di dollari per far si che questo accada”.

C’è chi, come techradar.com, oltre che a segnalare il disappunti degli utenti, mette in forse il futuro della stessa Instagram. Il parallelo è con il destino seguito dal servizio di photo-sharing Flickr inseguito all’acquisto da parte di Yahoo nel 2005. Un progressivo declino che ha accompagnato l’andamento del motore di ricerca. Poco rassicuranti, anzi espressione di un percepibile livello di allarme, sono quindi i messaggi di Zuckerberg e del CEO di Instagram Kevin Systrom: L’applicazione Instagram sarà ancora la stessa che conosci e ami”. Ma è così irrefrenabile il bisogno di immergersi in questo bagno d’omologazione che tanti non arriveranno neppure a porsi il problema dell’ennesimo attacco alla loro privacy. Forza Facebook. 

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